Giovedì 17 Settembre 2009 11:53
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Trasparenza societaria: l'Europa chiede all'Italia un bel passo in avanti? Noi ne facciamo due indietro.
 
C'eravamo illusi troppo presto. E' tramontato il sogno di un'informazione globale, veloce e gratuita per tutti, azionisti e società quotate in testa. La carta stampata resterà lo strumente principe della comunicazione finanziaria.
A stabilirlo, incurante delle raccomandazioni europee - (e non solo) - è stato il Parlamento italiano, col decreto 101 entrato in vigore il 18 agosto scorso.
Si è così (tristemente, ahinoi) conclusa una vicenda che, da mesi, teneva sotto pressione CONSOB, Borsa Italiana, Federazione Italiana Editori  Giornali e tutte le società quotate, che ben avrebbero gradito un finale diverso. Una storia che merita di esser raccontata.
 
2004-2007, PARLAMENTO EUROPEO
Vengono approvate le direttive 2004/109/CE (cosiddetta Transpacency) e 2007/36/CE, che intervengono profondamente sui diritti degli azionisti delle società quotate e sulla qualità dell'informativa loro dedicata. Le direttive comunitarie, dettando linee guida volte alla costituzione di un mercato unico europeo, promuovono linfatti a libera circolazione, senza ostacolo alcuno, delle informazioni, affinchè i diritti degli azionisti possano essere garantiti all'interno di tutta la Comunità.
Così, ad esempio, in merito alla pubblicazione degli avvisi di convocazione delle assemblee dei soci, il legislatore europeo stabilisce che "la società è tenuta a emettere la convocazione ... in modo tale da assicurare un accesso rapido e su base non discriminatoria alla medesima. Lo Stato membro impone alla società di utilizzare mezzi di comunicazione che possono ragionevolmente garantire un’effettiva diffusione delle informazioni al pubblico in tutta la Comunità. Lo Stato membro non può imporre l’obbligo di utilizzare solo i mezzi di comunicazione i cui operatori sono stabiliti sul suo territorio".
Informazioni tempestive, raggiungibili ovunque ci si trovi da parte di tutti gli shareholders. In una parola: Internet.
 
APRILE 2009
Dopo lunghe consultazioni il 1 aprile 2009, in recepimento delle direttive europee, CONSOB emana la delibera n. 16850, con la quale viene modificato in modo significativo il Regolamento Emittenti. In particolare, tra le altre cose viene eliminato l'obbligo di pubblicazione dell'informativa sui giornali, indicando Internet quale luogo deputato a svolgere tale funzione (così come raccomandato dalla stessa Comunità Europea).
 
GIUGNO 2009
Il 4 giugno 2009 IL SOLE 24 ORE SpA, CLASS EDITORI SpA e FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) presentano un ricorso contro tale delibera al TAR del Lazio, chiedendone l'annullamento. Alla base di tale ricorso ci sarebberole le gravi perdite di introiti derivanti dalle mancate pubblicazioni, nonchè l'inadeguatezza di Internet a fungere da mezzo ufficiale di comunicazione. A detta dei ricorrenti, infatti, "ricerche demoscopiche dimostrerebbero la chiara preferenza del pubblico dei risparmiatori per la carta stampata quale strumento di informazione in ordine alle vicende degli emittenti quotati".
A seguito delle proteste di FIEG & Co, la Commissioni Finanza di Camera e Senato intimano alla CONSOB di modificare il regolamento. I vertici CONSOB si rifiutano, e CARDIA, presidente dell'organismo di vigilanza,  per dimostrare il proprio dissenso coi vertici CONSOB si dimette (per poi ritornare al suo posto poche ore dopo, coi complimenti del Parlamento). 
 
Il 24 giugno 2009 (qui la memoria difensiva Consob ), Consob conferma il suo operato, giudicando il ricorso "inammissibile e palesemente infondato", sottolineando la legittimità delle modifiche regolamentari attuate da CONSOB, perfettamente in linea con le direttive europee. In particolare, viene evidenziata  “l’impossibilità per la CONSOB di affidare alla stampa quotidiana il ruolo di mezzo utilizzabile per l’adempimento degli obblighi informativi con le modalità imposte dalla disciplina comunitaria e dalla legge italiana, in quanto essa non consentirebbe di rispettare tali modalità". Inoltre "la possibilità di considerare la carta stampata quale mezzo rispondente agli obiettivi individuati dalla Direttiva non poteva essere presa seriamente in considerazione in sede di recepimento, a meno di non tradirne del tutto la reale portata di quest’ultima”. E ancora: “Né può certo sostenersi che una testata giornalistica, per quanto altamente diffusa nell’ambito di uno Stato membro, possa assicurare la “diffusione su base non discriminatoria di informazioni su tutta la Comunità”. 
 
LUGLIO 2009
Il Governo italiano approva il d.lgs. 101/2009, col quale viene ripristinato l'obbligo di pubblicazione degli avvisi di convocazione sui giornali a diffusione nazionale, ma non basta. Con la modifica degli artt. 113-bis, 113-ter e 114 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, l'obbligo viene allargato anche a tutta l’“informazione regolamentata” (ovvero i comunicati stampa, i bilanci, i prospetti di quotazione, ecc.). Obtorto collo, CONSOB è così costretta a rivedere il regolamento emittenti, introducendo un regime transitorio che accoglie le direttive del Parlamento, in attesa di più ampie consultazioni in merito.
 
CONCLUSIONE
Un finale più distante dalle linee guida europee non poteva verificarsi Non solo il vetusto obbligo è stato ripristinato, ma addirittura ampliato ad una enorme mole di informativa che, dal 18 agosto scorso, le società quotate sono obbligate a pubblicare sui giornali.
 
CUI PRODEST?
  • Certamente alla FIEG, che ha garantito ai propri associati introiti cospiqui e costanti, più che utili dopo anni di calo dei lettori.
  • Non alle società quotate, che avrebbero fatto a meno di sobbarcarsi ulteriori balzelli (la pubblicazione di un singolo avviso di convocazione su di un quotidiano ha costi nell'ordine dei 5.000-7.000 euro). Per non parlare del dispendio di tempo che la pubblicazione su un giornale comporta, rispetto all'invio telematico della documentazione.
  • Nemmeno agli investitori. Consob ci ricorda che "Non può certo sostenersi che una testata giornalistica, per quanto altamente diffusa nell’ambito di uno Stato membro, possa assicurare la “diffusione su base non discriminatoria di informazioni su tutta la Comunità". E la FIEG stessa ci fa sapere che in Italia vengono  mediamente acquistati 90 quotidiani ogni 1000 abitanti! 
 

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