Giovedì 12 Marzo 2009 11:36
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Il 4 marzo 2008 Banca d’Italia emanava le sue nuove "Disposizioni di vigilanza in materia di organizzazione e governance delle Banche", da recepire tassativamente entro il 30 giugno 2009.
 
Più recentemente, il 19 febbraio scorso, l’Organismo di Vigilanza ha pubblicato una nota di chiarimenti , giacché “nell’approssimarsi del predetto termine (30.06.09, n.d.r.) si è sviluppato un confronto con il sistema bancario che ha formulato quesiti in merito all’attuazione della normativa”.

Pare strano che a pochi mesi dalla scadenza sia ancora attivo il dialogo sul come recepire le Disposizioni.

Forse le Banche hanno altro a cui pensare? In effetti di questi tempi - a torto - l'attenzione per il riassetto della governance non dev'essere stata massima, considerando i disastri economici degli ultimi mesi, l’incubo recessione e le incerte previsioni sul futuro.

C’è da aggiungere, però, che le Disposizioni di Banca d’Italia non si prestano ad una facile comprensione ed immediata realizzazione.

Perché?

Il documento redatto da Mario DRAGHI ormai un anno fa, qui disponibile,  è ricco di buoni propositi volti a perseguire la “sana e prudente gestione” degli istituti bancari – prerogativa oltremodo necessaria di questi tempi – ma povero di riferimenti concreti sul come questi possano esser resi efficaci. Ciò ha inevitabilmente complicato la vita delle banche.

Alcuni esempi: capitolo 3) dedicato alla composizione degli organi sociali. Banca d’Italia ricorda alle banche che “il numero dei componenti degli organi sociali deve essere adeguato alle dimensioni e alla complessità dell’assetto organizzativo della banca […]. La composizione degli organi non deve risultare pletorica”. E ancora: “Sotto il profilo qualitativo, i componenti degli organi devono assicurare un livello di professionalità adeguato alla complessità operativa e dimensionale della banca […] e dedicare tempo e risorse idonei per l’assolvimento dell’incarico”.

Nelle linee applicative dello stesso capitolo, viene specificato che “l’idoneità degli esponenti a svolgere le proprie funzioni, sotto il profilo della professionalità, della disponibilità di tempo e, over richiesta, dell’indipendenza, rientra nelle valutazioni di competenza dell’organo di appartenenza che dovrà accertarla e assicurarla nel continuo”. E aggiunge: “I limiti al cumulo degli incarichi devono essere oggetto di specifiche previsioni dello statuto o dei regolamenti interni. […]. Il consiglio di gestione caratterizzato da un numero contenuto di componenti e dalla prevalenza di esecutivi. Se il consiglio di sorveglianza ha esclusivamente compiti di controllo, nel consiglio di gestione dovrà essere presente un numero adeguato di componenti non esecutivi”.

Sul delicato ed attuale capitolo delle remunerazioni:

I compensi basati su strumenti finanziari e i bonus collegati ai risultati economici sono preclusi ai componenti degli organi di controllo. Per i consiglieri non esecutivi andranno di norma evitati meccanismi di incentivazione, che dovranno comunque rappresentare una parte non significativa della remunerazione ed essere definiti nel rigoroso rispetto delle cautele”. E poi: “Con riferimento ai responsabili delle funzioni di controllo interno e al dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, i compensi devono essere di livello adeguato alle significative responsabilità e all’impegno connessi al ruolo. I meccanismi di incentivazione devono essere coerenti con i compiti assegnati; andranno evitati, salvo valide e comprovate ragioni, bonus collegati ai risultati economici”.

Dal testo emerge che alcuni passi chiave della “riforma” delle governance bancarie non hanno precisa definizione, ma pure indicazioni lessicali ad alto potenziale arbitrario. 

Ad aprile sul capo dei banchieri penderà già la spada di Damocle di bilanci in netto calo, ed è difficile che riescano ad impegnarsi sufficientemente al riassetto della loro governance. Per questo, onde evitare modifiche frettolose e, nei fatti, di scarsa utilità, meglio un rinvio del termine a fine anno. Di modo che l’Istituto di Vigilanza ed il mondo bancario possano continuare il loro colloquio al fine di una piena, utile ed effettiva riorganizzazione della governance.

E poi, diciamolo: oltre a dare scadenze perentorie, forse Banca d'Italia dovrebbe anche rispettare le proprie, accellerando il riassetto della propria Governance di "controllore-controllato", in palese e pesante conflitto d'interessi (c.f.r. "Ma quanto vale Banca d'Italia?"). Ne trarrebbero vantaggi i cittadini italiani ed anche le banchi, che di questi tempi accetterebbero volentieri il capital gain derivante dalla cessione delle proprie quote. A quanto ammonti, però, ancora nessuno lo sa.

 

NB: ad oggi, tra le quotate, solamente la Banca Popolare di Milano ha già recepito le raccomandazioni di Banca d’Italia, approvandole con l’assemblea del 13 dicembre 2008.

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