Dopo il raggruppamento, continua il bagno di sangue del titolo, a febbraio -60%.
Di questo passo c'è chi teme un ritorno alle quotazioni pre-raggruppamento, quando il titolo valeva meno di 0,004 Euro.
Nonostante la presentazione del Piano Industriale, gli investitori non credono nella buona sorte della società di directory, gli analisti consigliano di "ridurre", abbassando il target price a 5€, ed il titolo continua la sua discesa.
Tra i piccoli azionisti la crisi del titolo è particolarmente sentita: sono decine le discussioni nei forum finanziari, nei quali emergono previsioni tutt'altro che rosee sul futuro dell'azienda torinese. Alcuni azionisti, nel frattempo, si stanno organizzando per lanciare una class action.
A guardare
il grafico dell'ultimo mese, si scopre che dal giorno del raggruppamento il titolo ha perso oltre metà del proprio valore. Oggi le 200 azioni raggruppate valgono come fossero meno di 100.
E' doveroso ricordare che, durante l'assemblea che approvò l'operazione, alle ipotesi di crollo del titolo post-raggruppamento (divenute triste realtà) il CdA non diede risposta alcuna...