Lunedì 09 Febbraio 2009 15:40
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Con l’accorpamento ci si aspettava il rilancio, ma è arrivata l’ennesima batosta.
 
Lunedì nero per Seat Pagine Gialle: nella stessa mattinata in cui le azioni vengono accorpate (rapporto 1:200) il titolo festeggia perdendo l’8% e guadagnando la prima sospensione in Borsa della nuova era. Non bastasse, l’Amministratore Delegato Luca MAJOCCHI annuncia di non volersi rendere disponibile per un ulteriore mandato triennale, considerando conclusa la sua collaborazione con l’azienda torinese “al più tardi il 31 giugno 2009”.

Un segnale che proprio non ci voleva. Quando il comandante abbandona la nave nel pieno della tempesta, hai voglia a non pensar male. Ed a poco valgono le rassicurazioni di Majocchi, che alle orecchie dei tanti azionisti delusi (il titolo è passato da 95 a 9 euro valore corrente) paiono quasi una presa in giro.

“Lascerò SEAT alla fine di un ciclo di sei anni” – si congeda l’AD – “nel corso dei quali l’azienda è stata profondamente trasformata e rafforzata. I risultati positivi ottenuti nel 2008, insieme alla ritrovata flessibilità finanziaria, mostrano la validità delle scelte fatte e la qualità dell’azienda, della sua squadra manageriale e di tutte le persone che vi lavorano”.

Peccato che certi dati dicano altro.

Nell’ultimo anno il titolo ha perso oltre l’80% del proprio valore, guadagnandosi il triste primato di “peggior azione” del segmento Star.

Nel primo semestre 2008, i ricavi del gruppo erano passati da 582 a 576 milioni, mentre l’EBITDA consolidato perdeva quasi il 5%. Scendeva anche la forza lavoro impiegata, ma diminuivano i ricavi medi per lavoratore.

Date le difficilissime condizioni economiche del secondo semestre 2008, ci sembra impossibile che la performance di Seat possa esser migliorata significativamente proprio negli ultimi mesi dell’anno passato. E se negli anni scorsi, in cui l’economia mondiale non se la passava male, le azioni Seat erano già in caduta libera, allora i conti non tornano. Dove sono i risultati positivi? Quali le valide scelte fatte dal management?

Il raggruppamento azionario fa forse parte di queste?

Durante l’assemblea degli azionisti chiamata ad approvarlo erano state espresse perplessità in merito alla tempistica dell’operazione. Si temeva, in particolare, che il nuovo valore (con l’accorpamento si è passati da 0,003 a circa 9€ ad azione) avrebbe rianimato la speculazione al ribasso, consentendo nuove cadute borsistiche. Per il valido management, si trattava di un’operazione utile e vantaggiosa per tutti.

Epperò: il 6 febbraio gli analisti di Goldman Sachs raccomandano di vendere il titolo, stampandogli un cupo “sell” in fronte.

Bocciatura seguita, tre giorni dopo, dall'analisi di Sara Bennewitz, che su "Affari & Finanza" afferma: "E' proprio per dare più flessibilità all'industria che Luca Majocchi, ad di Seat sta per lanciare un aumento di capitale da 200 milioni, risorse che permetteranno al gruppo di fare gli investimenti per i prossimi 3 anni. La società dovrebbe chiudere il 2008 con 603-605 milioni di margine lordo e 2,6 miliardi di debiti. Tuttavia per far fronte alle pendenze con Royal Bank of Scotland, Majocchi si sarebbe trovato ad affrontare il 2009 senza la possibilità di investire nei canali Internet e nella promozione dei suoi prodotti di punta. Ma pensare che Seat - che quattro anni fa ha staccato un dividendo di 43 centesimi - adesso chiede al mercato di restituirgliene 3 per ogni 200 azioni possedute, la dice lunga su come le previsioni di allora si siano rivelate troppo ottimistiche".

Nubi all’orizzonte e il comandante va…

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