Incalzate da organismi ed istituzioni varie (Consob in primis), gran parte delle società quotate a Piazza Affari hanno riversato un’attenzione via via crescente verso la Corporate Governance.
Un impegno che ha portato all’individuazione di numerosi comitati ed unità organizzative, alla definizione precisa di deleghe, incarichi e poteri, nonché alla stesura di relazioni variopinte ed estremamente complesse.
Un tripudio di belle parole volte a celebrare la correttezza morale delle società, che tradotte però nella pratica lasciano spesso il tempo che trovano. Perché le governance migliorano sì sulla carta, ma in sostanza tutto, o quasi, resta come prima, dalle “furbetterie” di certi amministratori all’imponenza ingiustificata dei loro emolumenti.
A tal proposito, però, segnaliamo con piacere che tra le tante SpA italiane che si limitano a predicare, ce n’è una che ha deciso di attivarsi concretamente: Parmalat.
Per dimostrare il netto taglio col recente passato e fare bella figura anche in sede SEC (l’autorità di controllo dei mercati finanziari USA), la società guidata da Enrico BONDI ha infatti adottato una Corporate Governance ferrea e rigorosa, che mira a controllare l’operato degli amministratori facendo leva sul loro punto debole: il portafoglio!
Unico caso in Italia, salvo new entries, Parmalat è la sola società che ha scelto di attribuire al proprio Consiglio di Amministrazione emolumenti variabili in funzione della partecipazione alle adunanze consiliari.
Nel dettaglio, la SpA parmense concede a ciascun amministratore un compenso fisso annuo pari a 20.000€, mentre ulteriori 20.000€ vengono riconosciuti in base ad una semplice equazione:
- per una partecipazione inferiore al 50%: 0 €
- per una partecipazione tra il 50% ed il 70%: 10.000 €
- per una partecipazione superiore al 70%: 20.000 €
E' una modalità di pagamento indubbiamente democratica ed efficace che, ben più di stock option concesse “a pioggia”, contribuisce a stimolare il modus operandi degli amministratori, consentendo inoltre di rivalersi sugli stessi nel caso di assenteismo e noncuranza. L'efficacia di questa prasssi è dimostrata dal fatto che tutti i componenti del CdA Parmalat vantano una percentuale di partecipazione superiore al 70%, caso raro nelle omologhe quotate.
Sarà in questa direzione che si evolveranno le Corporate Governance del futuro? Non possiamo che augurarcelo.