Mercoledì 09 Luglio 2008 11:34
Stampa PDF
Non poteva avere esito peggiore l’assemblea di IPI, chiamata ieri a deliberare su punti cruciali per le sorti dell’istituto piemontese.

L’empasse provocato dalla coabitazione forzata  - nell’azionariato dell’immobiliare - di FINPACO e BIM ha infatti impedito, ancora una volta, il dipanarsi di una situazione che, ad oggi, rischia di precipitare in modo irreversibile.

Servono capitali freschi per continuare i progetti in corso, Porta Vittoria in primis, ma la contesa tra i soci di controllo rende impossibile la definizione di un qualsiasi piano industriale. Il sistema bancario non ha alcuna intenzione di dare credito a società legate a Danilo COPPOLA (primo azionista col 47,2%), ed ogni proposta viene stoppata dalla controparte.

Così anche l’assemblea di ieri ha offerto il solito battibecco che ha prodotto l’ennesimo nulla di fatto.

Nulla di fatto sulla possibile vendita del Lingotto, che per la Finpaco avrebbe potuto generare entrate per quasi 200 mln/€, ma che per il CdA e la BIM dev’essere mantenuto in quanto ha ancora ampi margini di crescita (nuova metropolitana, ostensione Sindone, parcheggi Mi-TO).

Nulla di fatto sulla revoca del mandato al Presidente ed A.D. Franco TATO’, nominato proprio dalla Finpaco nemmeno un anno fa ed accusato ora dalla stessa società di Coppola di non aver chiarito la motivazione del suo aumento di emolumento (da 300.000 ad 1.000.000 di euro annui), avvenuto nel corso di una riunione del CdA.

Nulla di fatto, infine, sull’aumento di capitale proposto dal CdA, bocciato da Finpaco in quanto “avrebbe portato alla sottoscrizione di azioni ad un prezzo troppo basso” (3,5€).

Morale: il Consiglio di Amministrazione dovrà arrangiarsi e trovare i soldi necessari in altro modo (servono almeno 200 milioni), con l’alibi di aver ricevuto soltanto “niet” da parte dei soci che contano. A preoccupare, inoltre, è che mentre Finpaco ha il solito atteggiamento battagliero (giuste o sbagliate che siano, perlomeno avanza le sue proposte), la BIM della famiglia Segre  - che controlla il 29% della società - continua al contrario a dimostrarsi alienata ed inerte, limitandosi a bocciare le iniziative della “nemica” Finpaco. Un atteggiamento da “chi me l’ha fatto fare” che non giova di certo all’IPI. Ed idee propositive non sembrano giungere nemmeno dal terzo azionista, la RISANAMENTO di ZUNINO ( 9,29%), che ha scelto la pacifica tattica dell’astensione da ogni decisione.

Una situazione di stallo dalla quale i soci ed i dipendenti di IPI si augurano di poter uscire al più presto.

Sullo stesso argomento...

Filo diretto

Newsletter

Resta in contatto con Spaitalia.it, iscriviti alla newsletter!


Scripofilia

Le prossime assemblee


Iscriviti al gruppo Facebook!

Random news

Notizie in diretta