Solo il 20% degli stagisti Intesa Sanpaolo trova posto in azienda. Per centinaia di giovani speranzosi, la conferma che anche nei grandi gruppi bancari a pagare sono sempre i soliti.
Avevamo già detto di quanto fosse scarsa la percentuale di stagisti Unicredit assunti al termine del loro periodo di prova (22,8%) e di quanto questa procedura – legale, per carità, ma eticamente corretta? – da esperienza formativa propedeutica all’assunzione fosse ormai diventata un mero espediente per abbattere i costi del lavoro (cfr. ns. "Stage Unicredit. Lasciate ogni speranza voi ch'entrate").
Di recente, però, alcuni documenti ufficiali hanno alzato il coperchio su una realtà sempre più amara: Unicredit non è un caso isolato e c’è addirittura chi ha fatto peggio: INTESA SANPAOLO.
“Il Gruppo Intesa Sanpaolo” – si legge in una nota – “ha attualmente (aprile 2011, n.d.r.) 110 stagisti; il trend di trasformazione in contratti di inserimento è del 20%, che nella quasi totalità vengono tramutati a scadenza in contratti a tempo indeterminato; il meccanismo dello stage è in molti casi molto utile per l’inserimento al lavoro”.
Se il colosso milanese tramutava in contratti veri e propri il 22,8% degli stage, a Ca de Sass ci si limita al 20%. Ciò nonostante, singolare affermazione, Intesa Sanpaolo rende noto che sono “molti” i casi in cui lo stage è utile per l’inserimento nel mondo del lavoro. Forse intendono presso altre aziende, visto che l’80% degli stagisti Intesa viene rispedito al mittente.
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Come per Unicredit, l’amara riflessione è la medesima: possibile che, dopo attente ed accuratissime selezioni – con la competizione odierna, sappiamo bene quanto sia difficile anche solo essere selezionati per svolgere uno stage presso uno dei gruppi bancari più importanti d’Italia – 88 giovani su 110 risultino poi non idonei a firmare un vero contratto? O forse l’opportunità dello stage s’è trasformata, per i giovani laureati, nella loro eterna condanna, ad esclusivo vantaggio dei conti aziendali?
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Il dato fa ancor più impressione se si confronta col fatto che, nello stesso 2010 – risultato netto -3,6%, utile per azione -0,01€ rispetto al 2009, proventi operativi netti -5,9%, numero dipendenti ridotto di 1.124 unità, 363 filiali in meno e titolo in Borsa in preoccupante calo – l’Amministratore Delegato Corrado PASSERA abbia beneficiato di bonus pari a 1,5mln/€, cifra immutata rispetto al 2009, che presentava conti migliori.
E che Intesa Sanpaolo liquidi così la questione: “Negli ultimi due esercizi, ancorché in misura diversa, il Gruppo ha raggiunto pienamente gli obiettivi che si era posto e ciò ha determinato il pagamento della componente variabile nella misura target prevista sia per il Consigliere Delegato che per i due Direttori Generali”. Questione di obiettivi, dunque.
Sarà la stessa azienda, ma sembra di stare su un altro pianeta.
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