Per com’era iniziata, con gli applausi della platea ai discorsi di MONTEZEMOLO e MARCHIONNE e l’esibizione di dati di bilancio “straordinari”, nessuno si sarebbe aspettato di assistere a scene da JFK e da Repubblica “Popolare” Cinese.
A far scoccare la scintilla ci ha pensato l’azionista Radaelli, che avendo esaurito il tempo a sua disposizione per l’intervento, si è incamminato verso il podio per consegnare copia del medesimo nelle mani del presidente Montezemolo. Non l’avesse mai fatto. Al suo tentativo di salire sul palco, gli uomini della sicurezza FIAT l’hanno placcato neanche si trattasse di un talebano impazzito, richiudendolo addirittura in una stanza limitrofa per sedarne le proteste. Dopo un paio di minuti di “tafferugli” ed imbarazzo da parte di CdA e platea, il Presidente ha cercato di porre rimedio alla situazione, andando personalmente a ritirare la documentazione dalle mani del socio, ma ormai la frittata era fatta.
A cucinarla per bene ci ha poi pensato lo stesso Montezemolo, che nonostante le pressanti richieste di Radaelli, non ha acconsentito che la copia scritta dell’intervento dell’azionista fosse allegata al verbale. La motivazione? “Se accogliessi la sua richiesta, sarei costretto ad allegare al verbale anche un’enciclopedia, qualora un socio me la consegnasse”.
Battuta infelice: sino ad oggi la pressi era consolidata e nel caso specifico si trattava di sole sette pagine attinenti all’argomento in questione.
Una caduta di stile gratuita ed evitabile che ha abbassato ai minimi storici la democraticità dell’assemblea, da sempre uno dei capi saldi del gruppo FIAT. Che Montezemolo sia rimasto influenzato dalle recenti espressioni di “civiltà” cinesi?
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