Giovedì 11 Ottobre 2007 01:00
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Ricordate il nostro articolo riguardante l'imminente demolizione della prima fabbrica FIAT e la proposta di diversa destinazione dell'edificio, a nostro parere adatto ad ospitare un museo delle auto del gruppo?
Ebbene, a sette mesi di distanza dalla nostra prima inchiesta (vedi FIAT: scurdammoce o'passat), la questione del museo dell'auto FIAT rimane aperta e tutt'altro che definita.
Ripercorriamone le tappe.

Il 5 aprile 2007, ad espressa domanda posta nel corso dell’Assemblea degli azionisti FIAT, l’A.D. Sergio MARCHIONNE disse: “L’immobile di Corso Dante è stato ceduto nel 2005 ad un prezzo di 19 milioni di euro a BENI STABILI e GEFIM dopo un’asta competitiva avente ad oggetto un portafoglio di 9 immobili che sono stati venduti ad un prezzo complessivo di 204 milioni di euro; l’immobile oggetto di un piano di sviluppo immobiliare da parte della proprietà Torino 05 Trading; per quanto concerne un possibile nuovo museo storico FIAT sono in corso di studio e valutazione diverse alternative che si spera di avviare entro gli inizi del 2008”.

Il 6 aprile, a pag 72 de “La Stampa”, uscì un articolo dal titolo ”I vertici del Lingotto progettano un nuovo museo entro il 2008”, il quale affermava che: “La Fiat sta “da tempo valutando l’ipotesi di creare entro il 2008 un nuovo museo aziendale”. Lo ha rivelato ieri l’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne durante l’assemblea degli azionisti. Un nuovo moderno museo che abbia anche Lancia e qualche Alfa”.

Il 14 maggio 2007, nel corso dell’assemblea di IFIL SpA, l’Amministratore Delegato Carlo BAREL di SANT’ALBANO dichiarò che “circa la demolizione della sede storica della Fiat, la Società non ha titolo per decidere ma verranno effettuate opportune verifiche con Fiat”.

Le idee sulla questione non erano chiare allora, e men che meno lo sono divenute adesso.
Perché se sei mesi fa “La Stampa” dava per certo la realizzazione di un “nuovo museo” (e non ci risulta che la FIAT abbia smentito la notizia), durante l’estate, dopo aver chiesto di prendere visione degli studi effettuati in materia e degli eventuali progetti, ricevemmo una comunicazione ufficiale da parte di FIAT di tutt’altro tenore.

Nel documento, datato 9 luglio 2007 e qui allegato, viene infatti reso noto che “per quanto riguarda l’eventuale museo occorre innanzitutto sottolineare che è in essere una importante iniziativa degli enti pubblici locali volta alla ristrutturazione ed ampliamento dell’attuale sede in cui è allocata la collezione Biscaretti di Ruffia. Inoltre occorre ricordare che il Centro storico Fiat di Via Chiabrera già ospita la collezione storica di vetture a marchio Fiat ed è destinato a svolgere anche in futuro tale funzione e che la Fiat possiede anche una rilevante collezione di vetture storiche a marchio Lancia, attualmente custodita in via Caraglio a Torino, per la quale sono in corso di valutazione ipotesi alternative di allocazione”.

Tradotto in minimi termini: di un nuovo museo non se ne parla proprio.

Cos’è successo, dunque, tra aprile ad luglio? In primavera la progettazione del museo era “certa entro il 2008”, in estate era divenuta l’ultima delle ipotesi plausibili.
Com’è possibile? Sono stati avviati degli studi che hanno bocciato il progetto, o non è mai stato pianificato nulla in merito? Viene da chiederci, a questa punto, quanta credibilità abbiano le dichiarazioni e le previsioni di FIAT GROUP.
Molti dicono che uno dei segreti del rilancio della FIAT consista nella comunicazione: si comunichi di tutto di più, per carità, la trasparenza è sempre gradita, ma occhio a non gettare il carro davanti ai buoi. Può ritornare pericolosamente indietro, specie quando la strada ricomincia a salire.
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