|
Burocrazia Italiana: urla dal silenzio
Non posso mai finire di abituarmi alla vergogna. Alla vergogna per storie come queste. Al rullo compressone che, come un meccanismo automatico, va avanti inesorabilmente, devastando esistenze senza ritegno. Il rullo compressore che guarda ai grandi numeri, e che mette in conto che alcuni siano “sacrificabili”. Il cancro burocratico di sistemi di responsabilità stratificate e vicendevolmente incastrate e sfuggenti, come un dannato rompicapo cinese.
Dove si sceglie di seguire la corrente, e di trincerarsi nell’astratta ripetizione delle prassi, lavandosene sempre le mani. Le persone diventano scartoffie scaricate qua e là. Non si scende mai nel merito, passano i mesi in attesa della CIGS senza fine, si risponde con freddezza, si evitano incontri, per paura di guardarci negli occhi.
Ci sono persone, esseri umani, che cercano disperatamente di potere avere lembi di dignità. Vogliono solo la difesa di elementi basilari per ogni esistenza umana. Persone che accettano l’umiliazione, ma non possono accettare che la loro vita sia accanitamente distrutta, e che la loro famiglia sia sottoposta a prove crudeli e inaccettabili. Persone come i Dipendenti Aicon. Sono cinque mesi che non abbiamo pace.
Mesi in cui a nessuno è fregato niente di provare a venire incontro alle nostre esigenze vitali. Anche solo a capirle. Mesi che siamo costretti a non vedere un solo euro da spendere che non sia una bolletta scaduta da molto tempo. Nulla…..burocrazia lenta e ottusa…..risposte pigre e di carattere negativo. Nessuno che prova ad andare oltre, a capire e a intervenire. Perché ci sono Dipendenti sacrificabili….perché ci sono persone sacrificabili. Perché in altri casi non è stata tollerata alcuna mancanza. Perché ci sono protetti e protettori. Perché ci sono canali privilegiati per chi è tutelato. Sono una realtà nei fatti centinaia di e-mail mille telefonate, lo stato vuole lo stato prende, a volte basta anche una piccola risposta, neppure quella. Italiano? No Grazie. Mi vergogno a rispondere con verità a questa mia domanda.
|