Altro duro colpo alle (poche) speranze dei soci AICON. L'amministratore delegato, in piena rotta di collisione con la proprietà, ha lasciato il timone. Fallimento in vista?
E dire che Salvatore CANDIDO, bocconiano con esperienza ventennale nel settore bancario, aveva assunto la carica soltanto a fine maggio. Un idillio durato appena un'estate e terminato con dimissioni ad effetto immediato ed un duro comunicato stampa, che fa tremare le gambe ad azionisti e dipendenti Aicon.
"Tale decisione" - si legge nel comunicato - "è originata da due ordini di ragioni: in primo luogo, dal fatto che il CDA, in data 29 agosto ha votato a maggioranza, con il parere contrario dello stesso Candido, l’opzione di valutare nuovi percorsi operativi alternativi e a suo parere incompatibili con il Piano Industriale originario, mentre l’impegno professionale a lui assegnato era vincolato esclusivamente al piano di rilancio del Gruppo. In secondo luogo dal fatto che è emersa una inconciliabile posizione di contrapposizione con il Presidente del CDA".
La vicenda è complessa e merita qualche passo indietro.
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Aicon, azienda produttrice di yacht di lusso, quotata dal presidente-proprietario Lino SICLARI nel marzo 2007, è da tempo in serissima difficoltà. Ha oltre 90 milioni di debiti, lo scorso 10 maggio ha dichiarato lo stato di messa in liquidazione e porta in grembo - in cassa integrazione da mesi - quasi 400 dipendenti, giustamente arrabbiati per parecchie mensilità non pagate.
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Il 23 luglio AIRON S.r.l., la finanziaria di Siclari detentrice del 66% del capitale sociale, proclama di rinunciare agli 1,4 milioni di crediti vantati nei confronti di Aicon, in modo da permettere all'azienda quotata di riportare in positivo il patrimonio netto. Quello stesso giorno, pressato dalle richieste del consiglio di amministrazione, Siclari promette di sostenere le malandate casse di Aicon con 3 milioni di euro e di sottoscrivere la sua quota di aumento di capitale previsto dal piano industriale (altri 4mln/€).
E' un primo passo verso la riva, ma la ciambella di salvataggio si rivela presto sgonfia.
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Sorpresa, a bucarla è stato lo stesso Siclari: "A fronte dei 3 milioni che si era impegnato a versare", comunica l'azienda siciliana, "ha versato solo 300 mila euro". Di tirar fuori i soldi Siclari non ne ha proprio voglia, tant'è che a fine agosto scrive al Cda una lettera in cui chiede se, "date le attuali condizioni di mercato e le relazioni con il ceto bancario, non sia necessario valutare anche iniziative di ristrutturazione attraverso i diversi strumenti consentiti dalla legge".
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Tradotto: si parla di fallimento.
Candido, l'amministratore delegato nominato proprio per salvare l'azienda, punta i piedi, ma nel consiglio di amministrazione viene messo in minoranza. I consiglieri si schierano col padrone: no al denaro fresco di Siclari, sì a "nuovi percorsi operativi alternativi".
A poco vale la toccante lettera aperta dei dipendenti Aicon, che appoggiano dimissionario Candido. Il fallimento è davvero alle porte. Fine della storia.
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Come spesso succede dalle nostre parti, un'altra avventura in Borsa si appresta a concludersi con un unico vincitore: l'azionista di maggioranza.
Quotando Aicon a Piazza Affari nel 2007, Siclari ha raccolto dal mercato la bellezza di 120 milioni di euro. Allora le azioni volavano sopra quota 4,5€, ora sono precipitate a 0,11, l'investimento dei piccoli azionisti si è disintegrato e dopo il fattaccio di fine agosto la Borsa ha sospeso Aicon dalle contrattazioni. Infine, proprio oggi, MERIDIE ha rassegnato l'incarico di advisory. Addio o arrivederci?
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