Venerdì 15 Marzo 2013 00:00
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Non per vantarci, ma che dietro la luccicante facciata di BULGARI potesse celarsi qualche "mistero" l'avevamo già ipotizzato nel lontano 2009. Quattro anni prima del maxisequestro della Finanza.

I lettori più attenti certamente si ricorderanno il nostro "BULGARI: vacanze romane".

Nel settembre 2009 ci chiedevamo per quale motivo la sede sociale di una delle più importanti maison di moda al mondo fosse ubicata nel retrobottega di un fatiscente androne di via Condotti 11, Roma. Perchè a ricevere la posta dovessero essere i commessi del ben più appariscente negozio di via Condotti 10, incaricati a quanto pare di recapitarla presso gli uffici, quelli veri, della società, in Lungotevere Marzio 11. Operazione laboriosa e costosa, apparentemente senza senso.

"Una società quotata con la sede legale sprangata da giorni - forse mesi? Addirittura anni? - non s'era, a memoria, mai vista" - scrivevamo all'epoca. E concludevamo chiedendoci: "Chi ha deciso tutto ciò? E a che pro, poi? Per quale motivo tanto mistero?".

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Oggi scopriamo che i finanzieri ipotizzano che Bulgari abbia nascosto al fisco circa 3 miliardi di euro di ricavi ed abbia evaso circa 46 milioni di euro con il giochino della "costituzione e successiva interposizione di società con sede in paesi europei diversi dall’Italia".  Guarda un po', proprio di sedi nei posti sbagliati si tratta.

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Una curiosa coincidenza, senza dubbio, utile però a confermare un principio sempre valido: non nei bilanci va cercata la verità, ma nei dettagli. In quei particolari ritenuti dai più insignificanti, folcloristici, stupidi.

Che invece hanno la capacità perforare la barriera, aprire uno spiraglio, scatenare il dubbio.

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